Articolo di Simone Galeotti

Ultima parte

Va detto che Dumbarton è sovrastata, per non dire oscurata, da una gigantesca cupola di basalto vulcanico conosciuta con il nome di Dumbarton Rock sulla cui sommità, manco a dirlo, gli scozzesi costruirono un castello imprendibile. Fu inizialmente questo il motivo che indusse a disegnare nel crest un elefante a simboleggiare la montagna sul cui dorso è appoggiata una torre a simboleggiare invece il castello.

E quando nel 2002 l’esausto Boghead Park, ormai un ferrovecchio crepato e inservibile, fu demolito e si decise per la costruzione di un nuovo impianto il Dumbarton e il suo trust di tifosi, che possiede un numero significativo di azioni, non si lascerà sfuggire l’opportunità di farlo giusto a ridosso del cosiddetto “Elephant&Castle”.

Attualmente il tecnico è James Duffy, o Jim fa lo stesso, tanto fisico pochi capelli, nativo della zona di Maryhill a Glasgow che da bambino era vicino di casa di Charlie Nicholas, e naturalmente i due amici d’infanzia incominceranno insieme a tirare calci al pallone anche se poi le diverse capacità gli faranno prendere strade diverse visto che Charlie si accaserà al Celtic e Jim dovrà consolarsi con il Greenock Morton per qualche spremuta di fango in più.

In ogni caso se passate da Dumbarton evitate l’Overtoun Bridge, ve lo direbbe subito Stuart MacBride, scrittore di thriller nato qui e ve lo direbbe “ca va sans dire” il suo “ispettore” Logan McRae.

Un ponte dicono maledetto, allora meglio avviarsi verso il Glencairn Lounge e instaurare un intenso rapporto d’amore con una pinta di scura e un Higlands Breakfast, salsiccia cotta nel pane con tanto di crosticina, uova, bacon, funghetti, pomodoro e buon appetito. Se poi siete riusciti a trovare una maglia del Dumbarton stagione 1978/79 griffata umbro, o la precedente Admiral (su di loro la pace), la felicità non sarà più un semplice stato mentale.

On the Rocks.