Articolo di Simone Galeotti

La storia

Esiste qualcosa di più bello dello stadio del Dumbarton? In Scozia certamente no. Poi come darvi torto, resta una squadra modesta, di quelle che ci piacciano tanto perché hanno il retrogusto fiabesco da terra di mezzo vivendo di piccole ma consolidate consuetudini portate fieramente avanti nel semplice accontentarsi, adagiate su una sorta di debolezza romantica che ha il colore del cielo quando tuona.

Ad ogni modo occhio poiché il Dumbarton mostra compiaciuto la carta d’identità datata 1872 e si palesa come il quarto club più antico del paese fregiandosi dei primi due campionati giocati sopra il vallo e di una coppa nazionale. Ok, ci sto, roba da antiquario specializzato nel tardo periodo vittoriano eppure l’albo d’oro non si cambia, potete anche leggerlo con una lente, scuoterlo, o capovolgerlo, vedrete che il nome dei “sons” (spieghermo a breve il motivo) resta lì ben saldo, aggrappato a quel brandello di storia concitata, pionieristica e da olio per i lumi.

Alla confluenza del fiume Leven si è cominciato presto a giocare, capitò per emulazione, una mattina di novembre mentre tutta la contea era avvolta da un sudario di nebbia grigia e umida, e il meticoloso lavoro nella distilleria in High Street andava avanti perché ci fu un tempo che questa cittadina, sfuggita per inerzia all’accerchiamento millenario delle acque, veniva riconosciuta dalla Camera dei Comuni come “capitale mondiale del whisky”. Occorre infilarci ancora meglio nell’odore di malto. Ci sono tre giovani del posto, Alan Scott, Steve McCann, e Alistair Cunningham, addetti allo stoccaggio dei galloni, fra una botte e un’altra incominciano a discutere sulla possibilità di formare un club dopo che il sabato precedente erano rimasti entusiasti dall’aver visto la partita fra il Vale of Leven e il Queen’s Park.