Articolo di Simone Galeotti

Seconda parte

Quando le campane della Chiesa di Saint Patrick rintoccano in Strathleven Place l’ora di uscita dalla fabbrica, non perdono tempo e si informano sulla proprietà di qualche ettaro di terra dalle parti di Boghead Park e stipulano un contratto che gli darà la concessione d’utilizzo sette anni dopo ma a un prezzo estremamente conveniente. Nel frattempo il gruppo si allarga, il Dumbarton comincia a prendere forma.

Finché il Boghead non sarà pronto ci sarà comunque da adattarsi a disputare partite su campi di fortuna, in genere perennemente allagati dalle lune di marea o in compagnia di qualche pelosissima Hebridean breed dal campanaccio tintinnante.

Tuttavia il Dumbarton conquisterà i suoi allori (unici) non appena si sistemerà nell’ ovale dello stadio che presentava un piedistallo, eretto su un lato, noto come The Postage Box, insieme a una tribunetta di legno di fronte costruita lungo Miller Street.

E così il Dumbarton del capitano Tom McMillian e del bomber John Bell vincevano trofei, i levrieri correvano intorno al terreno per la maledizione o per l’effimera gioia di centinaia di scommettitori accalcati lungo gli steccati. Stava per iniziare il novecento dei “sons”.

Un novecento terribilmente scarso di successi, un novecento dove casomai ci si colora definitivamente di bianco listato di giallonero in tinte non sempre eque ma per lo meno stabili.

Oh, naturalmente di giocatori colmati da discreto riverbero ci sono stati, un recente sondaggio ha proclamato una hall of fame con in testa Lawrie Williams, seguito da Donald McNeil e Johnny Graham. Ma dicevamo del nickname “sons”, che in tutto questo peana è la parte più interessante.