Articolo di Simone Galeotti

La malinconica avventura scozzese ai mondiali del 1978

Prima parte

La signora MacLeod avrebbe dovuto apparire in primo piano sorridente e vestita con semplicità. Avrebbe dovuto dire che era la moglie di Ally, l’allenatore di quella specie di invincibile armata del calcio, e tutte le casalinghe di Scozia, secondo i piani, si sarebbero precipitate a comprare al supermercato come suggerito dallo spot televisivo. Non si conosce con esattezza la cifra spesa per quell’iniziativa pubblicitaria, però si sa che il contratto, dopo il crollo della nazionale di calcio, fu invalidato e la catena di supermercati si rivolse immediatamente ad altri sottili mezzi di seduzione del consumatore. In Scozia, terra di fiere passioni, non è nuovo l’attaccamento, vero o presunto che sia, al denaro, logico dunque che proprio nel giorno della partita con l’Olanda, che nelle attese doveva essere la resa dei conti sulla più forte del girone, in patria i parsimoniosi scozzesi si misero a fare un altro tipo di conti, quantificando in sterline quello che sarebbe stato l’eventuale mesto ritorno a casa della loro nazionale. Secondo un calcolo che teneva presente i diversi aspetti della speculazione sulla vittoria sportiva, il crack della sconfitta ammontò a oltre un milione di sterline.

Dentro c’erano i contratti con la casa automobilistica Chrysler, (300 mila sterline per lanciare un nuovo modello attraverso i 22 nazionali), con l’industria discografica capeggiata da Rod Stewart e Andy Cameron, (che avevano preparato il lancio di dischi commemorativi e inneggianti alla auspicata vittoria nella Coppa del Mondo), con il settore tessile per via di magliette, camicie, e bandiere, (che avrebbero dovuto creare una moda e immortalare nel mondo la grandezza del paese). Più di un milione di sterline, quasi due miliardi di vecchie lire. E la perdita economica sembrò sul momento l’aspetto più disastroso della sconfitta. Il dolore dei fans, il tifo dell’Hampden Park la sua sofferenza e la sua umiliazione, passarono in secondo piano davanti ai soldi che velocemente scivolarono via come un ruscello nelle Highlands. Gli scozzesi, disposti magari a perdonare le disavventure sportive, non dimenticarono mai l’affronto subito nei loro portafogli. Era stata una spedizione, quella di Ally MacLeod, iniziata fra canti di vittoria. Il giorno della partenza da Glasgow, la squadra al completo aveva sfilato davanti alle tribune stipate e impazzite di Hampden, e i giocatori avevano alzato il braccio, salutato, e promesso al suono delle cornamuse di tornare cinti dell’alloro mondiale.