Articolo di Snorri Sturlarson

Una oscura pagina della storia scozzese

A volte si dice che Glen Coe, Gleann Comhann in gaelico significhi “la valle del pianto”; traduzione romantica ma errata che ha guadagnato popolarità sulla scia dei brutali delitti commessi qui nel 1692. La vera origine del nome è pregaelica e si perde nella notte dei tempi. Dopo la “Gloriosa Rivoluzione” del 1688, con la quale il Re Cattolico Giacomo VII di Scozia o II di Inghilterra fu sostituito sul trono britannico dal re protestante Gugliemo III, i sostenitori del re esiliato Giacomo, chiamati giacobiti e in prevalenza originari delle Higlands, insorsero contro il nuovo re sfidandolo in una serie di battaglie. Nel tentativo di reprimere ogni velleità di ribellione, Guglielmo offrì ai clan delle Higlands un’ amnistia ponendo come condizione che tutti i capi clan prestassero giuramento di lealtà nei suoi confronti entro il primo gennaio del 1692. McLain, l’anziano capo del clan McDonald di Glencoe, che da tempo era una spina nel fianco delle autorità, non solo partì in ritardo per adempiere alla richiesta del re ma per errore si recò prima a Fort William, e quindi solo in un secondo momento raggiunse Inveraray, dopo aver affrontato il fango e le piogge invernali; qui prestò giuramento davanti allo sceriffo di Argyll con tre giorni di ritardo. Il segretario di stato per la Scozia, John Darlymple, decise di sfruttare pretestuosamente il ritardo di McLain per colpire l’intero riottoso clan dei McDonald con una punizione che fosse esemplare per gli altri clan delle Higlands, alcuni dei quali non si erano nemmeno degnati di prestare giuramento. Una compagnia di 120 soldati provenienti dal territorio dei Campbell di Argyll, fu inviata nel Glen col pretesto di riscuotere le tasse.