Articolo di Snorri Sturlarson

Jimmy Johnstone

Jimmy Johnstone, più che Stein e McNeill, è stato il più grande personaggio della storia del Celtic. Fuori dalla Main Stand, a Celtic Park, è sua la terza statua dopo quella di Fratello Walfrid e Jock Stein. La storia del funambolo della fascia destra bianco-verde che collezionò oltre cinquecento presenze tra il 1963 e il 1975 iniziò nel suo giardino di casa, dove affinò l’arte del dribbling allenandosi con le bottiglie del latte. Quello che doveva avere una grande carriera era il fratello Pat, ma dopo un grande infortunio la sorte toccò invece a Jimmy, che nella sfida storica di Lisbona fece venire il mal di testa a Burgnich, che non riusciva a stragli dietro. Piccolo di statura e con i capelli rossi, dimostrò tutto il suo talento nel Celtic dei nove titoli di fila,facendosi conoscere anche in Europa. Ammise che gli Old Firm lo esaltavano, e gli piaceva fare innervosire i tifosi dei Rangers, quando, nonostante la bassa statura, puniva gli avversari segnando di testa. Quando lasciò Celtic Park nel 1975, ammise di averlo fatto con le lacrime, e al Paradise ci tornò soltanto per allenare le giovanili. Il suo rapporto con Stein era fatto di alti e bassi:”Jinky” era senza dubbio il suo prediletto, ma si scontrarono spesso. E una volta, dopo non aver digerito una sostituzione, Johnstone uscì dal campo lanciando la divisa addosso al suo allenatore. A fine carriera diventò alcolista e si ridusse persino a vendere le medaglie per pagarsi da bere. Morì nel marzo del 2006 per una malattia neurologica, e la settimana dopo, quando il Celtic affrontò il Dunfermline nella finale di League Cup,i Bhoys scesero in campo col suo numero sette stampato sui pantaloncini.