Articolo di Antonello Cattani

Scozia -Brasile 1-2. L’ultimo mondiale

Vidi la partita nella hall dell’hotel dove alloggiavamo, lo stesso di Olanda-Scozia di due anni pr…ima. C’erano alcuni tedeschi che, come aperitivo, bevevano litri di birra, e un tale, italiano che inveì dal primo all’ultimo minuto contro Dunga, non so per quale motivo. Essendo con moglie e figlio, avevo evitato di indossare la maglia ufficiale, avevo una semplice t-shirt bianca con la scritta “proud to be scottish”, orgoglioso di essere scozzese. A proposito di kit, non venne confermato quello utilizzato durante le qualificazioni, ma fu scelta una classica maglia, firmata Umbro, dark-blue, con colletto stile polo, bianco con una riga blu, maniche con bordi bianchi, stemma al centro. Non aveva particolari inserti, ricordava un po’ quella del 1990. Mi piaceva molto, e mi fu regalata dai miei colleghi di lavoro, che conoscevano bene i miei gusti, qualche mese dopo, in occasione di una mia promozione e trasferimento.
Brown scelse uno schema che poteva essere un 3-5-2, oppure un 5-3-2 a seconda delle situazioni. In porta Leighton, in difesa Hendry, Calderwood e Boyd, con Dailly e Burley sulle fasce ad aiutare la difesa o a creare superiorità numerica a centrocampo. In mezzo il trio era composto da Lambert, Collins e Jackson, in attacco la coppia era Durie – Gallagher.


Non vidi l’inizio, e il possibile rigore per un fallo di Junior Baiano su Durie dopo due minuti, di cui lessi sul giornale il giorno dopo, che non ho mai più avuto occasione di rivedere. Arrivai giusto in tempo per osservare un gran tiro di Dunga da trenta metri finire fuori. Dalla ripresa da dietro la porta si vedeva nettamente la deviazione di Hendry, inutile perché la palla sarebbe finita fuori e Leighton era sulla traiettoria. Il Brasile avrebbe potuto farci gol in diversi modi, data la tecnica dei loro trequartisti e la velocità di Ronaldo detto il fenomeno, oppure con la potenza dei tiri di Dunga e Roberto Carlos. Non avrei mai pensato di subire gol di testa sul primo calcio d’angolo, battuto da Bebeto e deviato in porta da Cesar Sampaio che saltò comodamente sul primo palo, tra Burley e Collins, con Hendry fermo ad osservare. Fu un gol simile a quello subito da Oscar nel 1982. Si mise subito male, eravamo sotto dopo soli quattro minuti e temevo di subire una “goleada”.


In realtà Leighton dovette compiere la sua parata più difficile su un colpo di testa all’indietro di Hendry. Il nostro portiere si oppose bene anche ad un forte tiro di Roberto Carlos, e chiuse bene lo specchio della porta a Ronaldo, che saltò come birilli prima Hendry, poi Boyd, poi Jackson, poi ancora Hendy. Fu un’azione simile a quella del gol di Gemmil contro l’Olanda nel 1978 e costituì il suo unico spunto di rilievo in tutta la gara.
Nel primo tempo provammo ad impensierire il Brasile, soprattutto sulla nostra destra, dove Roberto Carlos non appariva insuperabile. Un bel cross di Gallagher fu intercettato in rovesciata volante di tacco da Junior Baiano che anticipò di un soffio Durie.


Al 37’ su un lungo lancio dalla nostra trequarti saltarono di testa in area Durie e Dailly che colpì lanciando Gallagher che si sarebbe trovato solo davanti a Tafferel, ma fu spinto dall’autore del gol Cesar Sampaio. L’arbitro fischiò il rigore, forse per compensare quello non concesso all’inizio. Rivedendo l’azione ebbi l’impressione che Gallagher non sarebbe mai potuto arrivare su quella palla. Collins si presentò sul dischetto con la stessa espressione di un condannato a morte pronto a salire sul patibolo. Nella mia mente scorrevano da una parte Gemmil e Mo Johnston, dall’altra Masson e McAllister e le mani iniziarono a sudarmi, forse anche per il caldo di quel pomeriggio. Per fortuna Tafferel si buttò “di pancia” (ne ho già parlato) e il tiro fu abbastanza angolato da finire in rete, proprio sotto la nostra curva festante, dove Collins corse ad esultare.

Anche gli avventori tedeschi si accorsero della mia presenza per il mio urlo, e mi presero in simpatia, in fondo il Brasile gli stava un po’ sulle scatole.

Il primo tempo finì insperatamente 1-1, dopo un tiro di poco fuori di Rivaldo. Nel secondo tempo il caldo si sarebbe fatto sentire, magari il loro ritmo sarebbe sceso, e avremmo anche potuto difenderci bene.
Infatti i brasiliani mantenevano il possesso palla con eleganti palleggi, ma Leighton non dovette compiere alcuna parata, ricordo solo diversi tiri da lontano fuori. Al contrario, l’unico nostro tiro, di Burley, non fu pericoloso ma almeno finì nello specchio della porta.

Al minuto 27 un misto tra sfortuna e “Top-horror” ci condannò ad una immeritata sconfitta. Su un lungo lancio di Dunga, mancato da Durie in ripiegamento difensivo, Cafù da destra tentò di scavalcare Leighton in uscita che intercettò la palla con la faccia facendola carambolare sul petto di Boyd che infilò la propria rete, con Hendry che “svenne” sulla linea di porta nel tentativo goffo di salvare. Non avevo mai visto una cosa del genere, non sapevo se ridere o piangere. Non capivo il tedesco, ma credo che i commenti di disappunto in sala fossero: «Che culo questi brasiliani».

Mancava troppo poco per sperare di recuperare, ci provò Durie con un bel tiro pericoloso appena fuori dall’area, parato con sicurezza da Taffarel. L’ultima nostra occasione, scaturì da una punizione sulla trequarti battuta da Tosh o Billy McKinlay, non ricordo, erano entrati entrambi e li confondevo. Tutti si buttarono in avanti per l’ultima mischia, ma sulla respinta della difesa il tiro da lontano di Lambert finì alto, insieme alla partita.
Non avevamo demeritato, fosse finita 1-1 nessuno avrebbe gridato allo scandalo